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solidarietà: dalla "RACCOLTA DI FONDI PER" al "RACCONTA E DIFFONDI PER"


Diario


22 marzo 2010

Terrybile?

Gentile Sig.ra De Nicolò,
siccome la vedo in televisione  fare l'opinionista da Gad Lerner e argomentare con proprietà di linguaggio e piglio sicuro la corruzione della poltica e del potere in Italia, Le chiedo compostamente di spiegare meglio la seguente Sua intervista:

Cosa prova quando la chiamano "escort bipartisan"?

(Ride amaro). Quello che provo non importa. Lo sono diventata davvero.

Come si sente in queste ore?

(Ride sconsolata). Da schifo, sto molto giù. Ma sono una che non molla.

Con chi se la vorrebbe prendere, se potesse?

Solo con me stessa. Ho accettato quello che non dovevo, e così sono finita nel tritacarne.

Non ce l’ha nemmeno con Tarantini, che l’ha offerta come un benefit ai politici?

So che non avrei dovuto fidarmi. Ma proprio perché sto pagando un prezzo alto, anche dal punto di vista umano, ho fatto tutti i conti con me stessa, senza nessuna autoindulgenza.

E che conclusione ha tratto?

Mi piacerebbe poter trovare degli alibi. Ma la verità è che io ho accettato di farmi "offrire" da Tarantini: nessuno me lo ha imposto. So perché l’ho fatto.

Perché?

Per due motivi semplicissimi. Devi campare: è bello pensare che con una sola notte ti paghi il mutuo. E poi, sinceramente, io credevo che sarebbe tornato utile per il mio tornaconto.

Cosa?

Entrare nel grande giro, quello dei politici. Conoscere persone importanti, avere delle opportunità che non avevo dalla vita. Tarantini mi sembrava Re Mida,diceva: "Tutto quello tocco diventa oro". Lo so che è la storia più antica del mondo, ma quando riguarda te pensi sempre: "Per me sarà diverso".

Lei è una ragazza istruita, ha studiato...

Sono perito aziendale, poi sono passata da Ingegneria delle infrastrutture a Scienze politiche. Non mi sono mai laureata. Ero una che pensava: in fondo vedo il vicepresidente della regione, che faccio di male?

E’ arrabbiata con Frisullo?

No, non ce l’ho con nessuno. Lui con me non si è comportato male. Però...

Però cosa?

Ora vivo questo paradosso: io non ho commesso reati, e sono marchiata a fuoco con la lettera scarlatta della riprovazione pubblica. E scopro che lui prendeva 12 mila euro al mese da Tarantini!

Ma che differenza c’è, secondo lei, fra i soldi che prendeva lei e quelli che prendeva lui?

Scherza? Voi giornalisti dovete abituarvi all’idea che quello che ho fatto non ha nulla di immorale.

Mi spieghi.

Io chiedo un prezzo, lo ottengo, mi metto in gioco. E pago sempre in prima persona! Sa, c’è la gente che mi grida per strada: non glielo auguro...

E un politico invece?

Un politico ha uno stipendio pubblico, no? Anche molto alto. Secondo i magistrati faceva dei favori illegali. Otteneva delle tangenti. Sarà diverso, o no? Se fosse così sarebbe un reato. Io non ho commesso reati. E non ho danneggiato la società, non ho fatto male a nessuno.

Cosa pensa di quelli che le fanno la morale?

Che tutti abbiamo un prezzo. Soprattutto quelli che mi guardano male per strada. Ma una cosa è vendere se stessi, una cosa è vendere delle protesi fuori mercato e danneggiare dei malati. O no?

Cosa le è rimasto in mano?

Sgarbi mi ha detto: hai ottenuto solo sputtanamento. Sintesi perfetta.

Che prezzo sta pagando?

Altissimo. I miei non mi vogliono più vedere, si vergognano di me, forse. Molti amici mi hanno fatto il vuoto intorno.

Tutti?

Per fortuna c’è il mio ragazzo. Lui se ne frega. Quando sono con lui, sempre sorridente, mi ricarico.

E quella sera passata da Berlusconi?

Anche lì, mi pareva di essere nei luoghi del potere: "Terry, sei nell’Olimpo!".

Una cena a Palazzo Grazioli.

Era come entrare in un mondo che leggevo sui giornali. C’era Apicella che cantava, un attore di cui non ricordo il nome, Fabrizio Del Noce.

Berlusconi come si comportò con lei?

Molto cortese, ospitale. Non si aspetti dettagli piccanti, perché non ce ne sono. Non mi chiese di restare, e quasi mi dispiacque.

E poi?

Non ho avuto modo di approfondire la conoscenza. Era settembre 2008, Tarantini non mi ha più chiamata, non sono più tornata. Dopo di me era arrivata la D’Addario.

Lei all’epoca lo sapeva?

Non l’avevo mai vista. Io ho scoperto solo ieri che anche un’altra ragazza, Vanessa Di Meglio, ha percorso il mio stesso itinerario: prima con Frisullo, poi con Berlusconi.

E cosa pensa di questo?

Era uscito solo il mio nome, mi sono saltati addosso. E che i tempi contano.

In che senso?

C’era l’inchiesta di Trani sulla destra? L’arresto di Frisullo colpisce la sinistra. Fra l’altro in un momento in cui Vendola è lanciatissimo e tutti lo danno vincitore. Vorrei...no, lasciamo perdere.

Cosa?

Se ci sono le escort bipartisan, ci sono anche le procure bipartisan.

Una battutaccia?

Le può fare solo lei?

Lei ha aperto un blog. Perché?

Perché sennò mi sparo. L’ho chiamato Terrybile, con la Y. Ma poi cosa ci scrivo, dentro?

(da Il Fatto quotidiano di ieri l'altro)
"Io, Terry, a Palazzo Grazioli col premier e altre venti ragazze"

Già...che ci scrive dentro?
Non ci scriverà che è stata (è stata?) una ragazza che ha provato a studiare,ha provato a lavorare, ma poi ha ritenuto che vendersi fosse più renumerativo e soddisfacente. Fare la accompagnatrice di persone danarose e potenti dà una certa agiatezza economica e fa respirare l'ebbrezza dei "piani alti" cioè di quelli che sono arrivati e guardano tutti gli altri dalla torre.
Un riscatto sociale che prendendo gli uomini per "l'uccello" usa il loro mediocre priaprismo per affermare se stessa: infatti tutto è lecito purchè la famiglia e gli amici non sappiano...tutto bene se è una cosa nascosta...il fidanzato magari no...lui sa ma tace perchè la ama(?).
Secondo Lei un uomo pubblico che prende la tangente sessuale è "peggio" di Lei che invece non viola la legge perchè in fondo fa a a pagamento quello che moltissime altre donne fanno malvolentieri e gratis.
Lei fa dei nomi...poi altri non ne fa...alcune cose le accenna e altre invece le tace facendo capire di poterle poi dire in separata (e renumerata?) sede.
Fare un mutuo giustifica la cessione a titolo oneroso della fica?

Allora Le dico con franchezza la mia opinione:
CHI SI FA STRUMENTO DI CORRUZIONE E' CORRUZIONE ELLA STESSA
LEI DICHIARA DI AVER UTILIZZATO LE CONOSCENZE PER ASPETTATIVE PERSONALI DI UNA OCCUPAZIONE E QUINDI LEI CORROMPEVA E INTENDEVA TOGLIERE AD ALTRA DONNA UN POSTO DI LAVORO NON PER MERITO MA PER PROSTITUZIONE
LEI ACCUSA I CRITICI DI MORALISMO ED IPOCRISIA (in diretta...) TUTTAVIA SE TUTTI RUBANO O TUTTI SCOPANO CON LE PROSTITUTE (tutti chi?) LEI E' FORSE MENO COLPEVOLE DI CORRUZIONE?
LEI HA DANNEGGIATO LA SOCIETA' (al contrario di quanto sta dicendo in diretta) PERCHE' HA FACILITATO LO SCAMBIO DI FAVORI SESSUALI CON L'ACQUISTO DI BENI FUORI PREZZO CON SOLDI PUBBLICI
LEI HA DANNEGGIATO LA SOCIETA' PERCHE' HA RINFORZATO LA SOLUZIONE "ORIZZONTALE" RISPETTO A QUELLA VERTICALE E A SCHIENA DRITTA DELLE DONNE NEL MONDO
Sgarbi dice che Lei ha subito lo sputtanamento e questo è vero, però non mi faccia,non ci faccia la morale: Lei è la persona che crede di rappresentare la Nostra società di oggi, ma io sono un pazzo idealista e credo che invece Lei rappresenti solo la "LORO" società speriamo di ieri (a partire dalle prossime elezioni).
p.s.
questa lettera non la invio a Lei e neppure all' INFEDELE e neanche la invio al Suo blog.
Vede,Signora, la mia opinione serve a rafforzare le mie di ginocchia, non le sue che mi pare già Lei voglia rendere prone ad un altro nuovo padrone prima che sul suo corpo cali la implacabile sera sigillando l'idea antica e malsana che ha del mondo.




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5 febbraio 2010

Morgan è la prova che il Rock è morto

Insomma...sto assistendo alla trasmissione "Porta a Porta" e prima di chiudere ed andare a letto mi sento costretto a dire un paio di cose.
Morgan non mi pare un gigante del rock e la sua intervista sull'uso terapeutico e antidepressivo della droga (la cocaina...? Mah...!) è semplicemente un modo di fare del narcisismo da mosca bohemien sopra il culo dell'elefante del circo mediatico (con la convinzione di spingere il pachiderma a suo piacimento).
L'elefante ha agitato la coda e... splat!
Stamattina su La 7 il noto commentatore Enrico Vaime è stato sprezzante,moralistico e penosamente perbenista nel dare il suo giudizio definitivo sulla vicenda dall'intervista  su Max alla cacciata da Sanremo (no...non Woodstock...)
Secondo me per tutti quelli che conoscono il Rock degli anni sessanta e settanta l'argomento è trito e ritrito: la quasi totalità dei miti del Rock e dei gruppi più conosciuti ha fatto della droga l'emblema della propria "distintività" creativa.
Negli anni '80 si è passati all'uso delle anfetamine e alla cocaina da parte dei "Big" che rimarcavano così il loro segno di affermazione sociale (la cocaina è sempre stata la droga dei "ricchi").
Oggi a fare l'elenco dei grandi della musica Rock si finisce in un nanosecondo,mentre a fare l'elenco dei drogati arricchiti dalla musica non basta tutto il mese corrente.
Ecco allora che la polemica su un presunto compositore Rock che non andrà ad un presunto avvenimento di musica leggera italiana non mi pare degno di tutta questa attenzione e anche di tutta questa finta esecrazione.
La Ministra Meloni spiega troppo la realtà fuori dal Parlamento italiano e non siega come mai i test fatti di nascosto nei gabinetti di Montecitorio danno un esito piuttosto incerto riguardo la lotta anticocaina dei nostri(nostri?) rappresentanti istituzionali.
Ulli Boegershausen Time After Time (Cyndi Lauper Cover)3:48




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22 gennaio 2010

ave atar pieno di grazia

 

Locandina Avatar Jake Sully è un marine costretto su una sedia a rotelle che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora (distante 44 anni luce dalla Terra) in sostituzione del fratello morto. Costui era uno scienziato la cui missione era quella di esplorare il pianeta mediante un avatar. Essendo l'atmosfera del pianeta tossica per gli umani sono stati creati degli esseri simili in tutto e per tutto ai nativi che possono essere ‘guidati' dall'umano che si trova al sicuro dentro la base. Pandora però non è solo un luogo da studiare. È soprattutto un enorme giacimento di un minerale prezioso per la Terra su cui la catastrofe ecologica ha ridotto a zero le fonti di energia. Uomini d'affari avidi e militari si trovano così uniti nel tentativo di spoliazione del pianeta. C'è però un problema: gli indigeni Na'vi non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare. Il compito iniziale dell'avatar di Jake sarà quello di conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all'interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli. Jake conosce così Neytiri, una guerriera Na'vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell'impresa cambia.
James Cameron è tornato e, ancora una volta, ha lanciato la sua sfida molto personale al mondo del cinema. Così come in Titanic, snobbato a torto dalla critica più vetero-conservatrice, anche in Avatar decide di basare l'impresa su una sceneggiatura che a un primo sguardo non può non apparire decisamente semplice (anche se chi ha fatto facili e ironici riferimenti a Pocahontas ha dimenticato che la giovane indiana d'America visse, nella sua storia d'amore con John Rolfe, il percorso esattamente opposto a quello qui narrato).
Cameron si rivela, proprio grazie agli stereotipi narrativi di cui fa ampio uso, un vero autore. Potrebbe sembrare un ossimoro ma non è così. Perché pesca citazioni a piene mani dalla storia del cinema (non rinunciando, ad esempio, a citarsi richiamando in servizio la Sigourney Weaver, un tempo Ripley, offrendole un'entrata in scena provocatoria con sigaretta accesa o attingendo per il personaggio di Tsu'tey al Vento nei Capelli di Balla coi lupi) ma riesce a trasferirle nelle proprie ossessioni narrative. Che sono quelle (tanto per citarne solo alcune) della scoperta di ‘Nuovimondi' da Abyss al già citato Titanic o del cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accade quando la prospettiva si rovescia.
Ma è soprattutto il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la Scienza e con i suoi prodotti (siano essi macchine come in Terminator o corpi che sono al contempo un sé e un ‘altro da sé' come gli avatar) che lo affascina. Non facendogli però dimenticare che al pubblico (anche al più vasto, indispensabile per riassorbire gli enormi capitali investiti e trarre un profitto) non è sufficiente offrire la tecnologia più avanzata (che qui non manca). Non basta ‘stupirlo'.
Anche se nel modo più accessibile è fondamentale suscitare un pensiero. In Titanic ci si immergeva alla ricerca di un tesoro e se ne riportava invece una traccia di memoria (il ritratto) che spingeva poi lo spettatore a interrogarsi su una nave che diveniva, senza superflue sottolineature, il simbolo della divisione in classi di una società. In Avatar, pensato 15 anni fa ma realizzato negli ultimi 4, la recente lezione della guerra in Iraq lascia le sue tracce profonde. Ancor più del discorso ecologico che sottende tutto il film (con la sua visione di un'energia panica da rispettare) è quello sulla facile etichettatura di nemici applicabile a coloro che posseggono le fonti energetiche che abbisognano ai più forti che maggiormente segna la narrazione. È storia di sempre, si dirà, già vista (al cinema) e sentita. Ma ci vogliono registi capaci di osare, consapevoli che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo.
Avatar non sarà il film che rivoluzionerà la storia del cinema ma Cameron merita rispetto e ammirazione. Sa perché e su quali temi rischiare, in un'epoca in cui la grande maggioranza cerca l'incasso sicuro. Onore al merito.
(Giancarlo Zappoli)

Bene...dopo molti anni mi sono fatto convincere ad andare al cinema e precisamene a vedere questo film con una parte della famiglia.
La cosa che ho notato è che i miei due figli più grandi di poco sopra i 20 anni non si sono affannati per andarlo a vedere( ed ancora non sono andati) nonostante l'enorme battage pubblicitario. La bimba più piccola (9 anni) dopo averlo visto non ha praticamente manifestato meraviglia,stupore o voglia di raccontarlo o rielaborarlo.
Da parte mia mi è sfuggito: "la solita americanata" e mia moglie ha osservato che senza l'effetto 3D probabilmente le oltre 3 ore di durata sarebbero state insopportabili.
Mi dicono che probabilente questo film batterà tutti i record di incasso e che da domani la terza dimensione sarà di casa a Holliwood ed altrove.
Eppure dopo tutto questo e nonostante tutto questo...c'è qualcosa...proprio perchè sembra tutto scontato ti pare di dover vedere il seguito: è come un rito...una messa mediatico-sociologica dove i gesti,i significati,i fini sono necessari alla conferma di noi.
"2001 Odissea nella Spazio" mi era sembrato carico di significati illuminanti per il futuro ed invece rifletteva soprattutto le paure di quel momento riguardo la tecnologia informatica basata sul silicio. Questa pellicola (si può chiamare ancora così?) pare voler dare ragione agli Indiani (già visto...) agli irakeni,afgani,deboli,bravi naturalisti ed ecologisti...(troppo ovvio) ma forse ci richiama al risveglio del nostro doppio: quello che non cerca il consumo,non cerca la scienza e la tecnologia per possedere il mondo ma cerca una divinità  per essere partecipe del Grande Disegno Universale.
Nota: La recensione che ho riportato mi sembra un po' enfatica,ma abbastanza centrata.

Hair Let the Sunshine In3:46
Hair Let the Sunshine In



 

 




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12 gennaio 2010

Mo' so' Craxi vostri!

 

Quel Bettino Craxi di Minoli che sa
stare lontano dai «due tribunali»

Nella trasmissione né condanne né riabilitazioni ma il racconto di chi è stato il politico, con i meriti e le colpe

Bettino Craxi in prima serata Rai (stasera, La storia siamo noi, RaiDue) è già, di per sé, un evento. E lo è ancora di più perché Giovanni Minoli è riuscito a trattare un materiale ancora così incandescente restando fedele al suo stile e al suo modo di fare storia in tv. Niente condanne senza appello, niente riabilitazioni, quasi che esistesse un qualche tribunale accreditato, con il variare delle circostanze, ora a gettare negli inferi, ora a sottrarvelo per ricondurlo in cielo, un lottatore politico caduto (malamente) lungo la sua battaglia. Se, come credo, si tratta piuttosto di restituire Bettino Craxi, con i suoi meriti e le sue colpe, non al culto dei suoi fedeli o alla esecrazione dei suoi nemici ma più semplicemente alla nostra storia, e quindi di discutere liberamente e criticamente di lui, del suo tempo e della sua (controversa) eredità, non c'è dubbio che questi ottantacinque minuti di tv siano molto più utili, e interessanti, delle entusiastiche agiografie e delle feroci stroncature di questi giorni.

A un pubblico per definizione non specialistico come quello televisivo Minoli prova semplicemente a raccontare (anche se la cosa non è davvero semplice) chi è stato Craxi. E lo fa lasciando parlare immagini mai banali (belle, illuminanti, e sin qui praticamente sconosciute, quelle del socialismo autonomista milanese degli anni Cinquanta e Sessanta), e dando voce ai testimoni, lungo una narrazione che cerca di individuare le costanti dell'uomo e della sua politica, ma anche di ricostruirne a grandi linee le diverse stagioni. Il giovane delfino di Pietro Nenni che si fa le ossa (e forma la sua squadra) nelle amministrazioni di centro-sinistra di Milano. Il quarantenne che nel 1976, dopo le dimissioni di Francesco De Martino, diventa segretario del Psi soprattutto in ragione della sua (presunta) debolezza, e in nome della sopravvivenza stessa del partito (primum vivere, fu il suo motto degli esordi) scommette sull'impraticabilità del compromesso storico, lancia la doppia sfida alla Dc e al Pci che assieme disponevano del settanta per cento dei voti, e di fronte al sequestro del più importante dei suoi avversari, Aldo Moro, cerca a tentoni, solitario e additato allo sdegno popolare, una via per evitarne l'assassinio.

Il presidente del Consiglio "decisionista" del decreto e del referendum sulla scala mobile ("Se lo perdessi, un minuto dopo mi dimetterei") degli euromissili e di Sigonella. Il leader che manca l'appuntamento storico con l'Ottantanove, e per riguadagnare la guida del governo stringe con Andreotti e Forlani un'intesa destinata a fallire. L'aspirante Mitterrand italiano ridotto al rango di Cinghialone ferito, minato dalla malattia, braccato dai magistrati di Mani Pulite, travolto da un'ondata di insofferenza (e di odio) in parte spontanea, in parte organizzata. L'uomo di Hammamet disposto a tornare in Italia solo da uomo libero ("la mia libertà è la mia vita") che per la Repubblica è a tutti gli effetti un latitante, ma al quale il governo presieduto da Massimo D'Alema si dichiara pronto a concedere i funerali di Stato. La tomba nel piccolo cimitero tunisino. Una tragedia italiana, un groviglio difficile, se non impossibile, da dipanare. Si può discutere, ci mancherebbe, di questo o di quel passaggio, di qualche frettolosità o di qualche enfasi di troppo nel programma di Minoli. Giudicheranno i telespettatori. Ma il profilo del socialista anticomunista Bettino Craxi che viene proposto loro, perché possano, se vogliono, tirare delle conclusioni, è attendibile e, almeno ai miei occhi, veritiero. A metterlo a fuoco contribuiscono, più ancora dei suoi compagni (da Claudio Martelli a Gianni De Michelis, da Paolo Pillitteri a Massimo Pini e a Claudio Signorile), intellettuali "antipatizzanti" come Luciano Cafagna e, forse più di tutti, politici che in vita non gli furono certo amici.

Come Ciriaco De Mita che, ripensando, forse anche autocriticamente, all' imbarazzato e interessato silenzio con cui dieci anni dopo, agli inizi di Mani Pulite, forze politiche e vertici istituzionali risposero al drammatico intervento del segretario socialista a Montecitorio, riconosce che, all'epoca, grandi statisti proprio non se ne videro. O come Alfredo Reichlin che, a proposito della durissima contesa con Berlinguer, segnala come i due fossero destinati a non intendersi, per motivi addirittura "antropologici". Ma ricorda pure, con grande onestà, il giorno in cui Bettino, durante un vertice tra comunisti e socialisti alle Frattocchie, nel 1983, lo prese da parte per dirgli che certo, Enrico era una bravissima persona, ma non aveva neppure una lontana idea dei grandi mutamenti sociali, politici e culturali che stavano cambiando la faccia del Paese, e prima di tutto del Nord, a cominciare dalla sua Milano: o la sinistra riusciva a coglierli, o era destinata alla sconfitta. Forse anche di questo, a dieci anni dalla morte di Craxi, sarebbe il caso di ragionare, più che dell'opportunità o meno di dedicargli una strada milanese.


(Paolo Franchi sul Corriere della Sera)

Condivido abbastanza la posizione dell'articolo che ho riportato integralmente e dopo aver visto anch'io la trasmissione di Minoli mi pare che non ci sia molto da aggiungere.
La visione ideale della società era trasformare l'Italia in una grande "Milano da bere"?
Che socialismo riformista è quello che teorizza la funzione "intermediativa" della politica in termini commerciali (cioè il politico sta tra chi ha bisogni e chi ha denari e prende sia dall'uno che dall'altro)?
Io stavo con Berlinguer e col partito delle mani linde."Purtroppo" anch'io mi ritengo antropologicamente diverso da Craxi e dai craxiani, per cui non capisco (Craxi) e non mi adeguo (a Berlusconi che di Craxi ha preso il posto potendo vantare qualche asset in più...).
Siccome se non sbaglio il PSI di Craxi non superò mai il 16% dei consensi, voglio pensare che il suo modo antiideologico di affrontare i problemi del paese fosse minoritario.
Se non si ha un ideale, una impostazione teleologica del fare politica si arriva a discutere di questa o quella leggina per Tizio o per Caio e forse proprio ora che la crisi reclama svolte profonde,bisogna avere il coraggio degli ideali nuovi perchè chi non crede a nulla è disposto a accettare tutti i "credo"purchè facciano cassa.
Vogliamo parlare di una decrescita felice,tanto per fare un esempio? Credo di no,perchè i furbetti del quartierino politico ed economico non ne potrebbero ricavare introiti e quindi si rattristerebbero troppo.
Non prese ordini da Nato e Patto di Varsavia. Non mi basta per dire che fu un grande statista e il discorso di Dalema alla camera come Presidente del Consiglio ed in occasione della sua morte fu un momento alto della politica nonostante Craxi e non grazie a lui.




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4 gennaio 2010

fondata sul lavoro?

Brunetta è un socialista craxiano non pentito che ha un compito ciclopico (riformare la Pubblica Amministrazione e trasformare uno stipendificio in una ?infrastruttura umana" essenziale allo sviluppo del Paese).
Del suo modo di intendere il socialismo non voglio dire...potrei parafrasare la nota pubblicità e dire "io guardo ai risultati".
Sull'art.1 della Costituzione invece voglio dire la mia.
E' uno degli articoli più pomposi,roboanti e immaginifici scritti dai Costituenti.
Se è vero che ad una proposta di costituzione "rivoluzionariamente istituzionale" la sinistra avrebbe voluto una costituzione con i principi della affermazione delle classi operaie per legge, si arrivò alla soluzione di compromesso: una vaga promessa di valore fondativo dato al lavoro per ricostruire dalle macerie della Guerra.
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione",questo è il testo dato.
Volendo applicare appieno la carta, bisognerebbe,per esempio,disincentivare il reddito proveniente dalle rendite finanziarie, dai patrimoni conseguiti per successione, dagli affitti e cessioni in uso a terzi di beni immobili (la terra,le case, ecc) a favore del reddito prodotto con il lavoro proprio o con il coordinamento del lavoro proprio e altrui.
Volendo applicare la carta bisognerebbe evitare ogni forma di monarchia mascherata cioè ogni forma di privilegio dovuta al censo, allo status o alla "casta".
Volendo applicare la carta bisognerebbe che la sovranità del referendum fosse estesa anche a quello propositivo o interdittivo e non solo a quello abrogativo.
Volendo applicare la carta bisognerebbe che la scelta dei parlamentari non fosse data alle segreterie ma ad una sorta di primarie permanenti e obbligatorie in ogni dove..
Ci sarebbe anche da dire che le morti sul lavoro non dovrebbero essere nè consequenzali nè inevitabili nell'ambito del lavoro bensì una vera e propria distorsione del principio costituzionale posto al n°1 della legge fondativa.
Il ministro Brunetta ha la mia solidarietà quando cerca di risolvere un problema esiziale per la ripresa economica quale la lotta al parassitismo burocratico nella P.A.,però da socialista craxiano dichiara che non significa nulla ciò che tutti quelli come lui (e prima di lui) hanno fatto in modo che non significasse (quasi) nulla: cioè,quindi,non perseguire un ideale ma uno scopo, non credere di poter vedere o sognare lontano,bensì credere che si possa vedere solo quello che dalla sua altezza(...) si può vedere.
Se invece è solo una boutade per tenere le prime pagine dei giornali...peggio.




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30 dicembre 2009

Poesia del terzo sesso

Sarebbe bello che una poesia, specie se parla di amore,non rimarcasse subito nel tono,nei contenuti,nell'immaginario che suscita,il sesso di chi l'ha scritta.

(ballerine)
quei giorni che hai indossato
le mie ballerine bianche
strette e leggere
come la danza dei sensi
hai fatto una promessa muta:
verrà la sera dai piedi gonfi e stanchi
e infine riposerai la fatica
dei mille passi sulle punte
in una scatola d'oro
che non conosca le tue tarme


"Madame Bovary c'est moi"
http://www.youtube.com/watch?v=g8VqIFSrFUU&feature=related






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24 dicembre 2009

"e voi chi credete che io sia?"

Credo che il fascino irresistibile della religione cristiana nasca proprio da questo fatto: essa ci interroga e ci chiede di cercare in noi stessi la risposta.
Rischio la blasfemia se faccio anch'io la domanda fatidica agli svagati internauti che passano di qui?
Mi sono accorto che sono stai superati i 50.000 contatti: sono molti per pensare solo alla casualità...se poi ci mettiamo anche la mia scostante partecipazione...
Quanche tempo fa mi ricordo di aver scritto che la poesia e la felicità stanno difficilmente insieme con armonia: appena la gioia d un momento cerca nelle parole la creta per modellarsi in statua perenne di felicità, cade l'una o cade l'altra.

Dai Scarabeo
rovesciami il tempo
nella clessidra
incrociando parole
di inesistito vetro
con ogni granello
della sabbia che cade
sul suo ritorno
e così dove la fine
è anche l'inizio
mi spanderai
in un lento filo leggero

Se questi versi stessero ancora in bilico, sarebbe già così un eccellente giudizio letterario.
Ho notato che questa poesia la capiscono molto bene le donne: è una poesia "femminile",credo,ed è un primo indizio di risposta(?) alla domanda del titolo.




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20 dicembre 2009

selling climate by the pound

Insomma...nessun accordo vincolante,nessuna sanzione per l'uso eccessivo (abuso cosciente,che è peggio) della risorsa "clima" comune a tutta l'umanità, regole elastiche e "nazionali" per contenere i danni (due gradi Celsius sulla media del periodo industriale) e 10 miliardi all'anno per tre anni allo scopo di aiutare le economie in sviluppo a non buttarla definitivamente "in vacca".
Se ho capito bene Kyoto viene definitivamente archiviata.
Perchè poteva andare peggio? Perchè,in effetti, cosa sta succedendo non è ancora chiaro e non è chiaro il rimedio.Negli anni '70 mi ricordo decine di articoli "scientificamente inoppugnabili" che dimostravano l'arrivo di una nuova era glaciale accelerata dall'immissione in atmosfera di polveri (all'epoca era il carbone e il gasolio oltrechè i CFC ozono-killers).
Il modello di sviluppo consumistico dell'Occidente è diventato semplicemente insostenibile perchè da 1 milirdo di fruitori si passerà in pochi anni a 2,5 miliardi. Vogliamo dire ai Cinesi,agli Indiani, ai Brasiliani e Russi che la festa è finita e bisogna abbracciare la nuova filosofia della "Decrescita felice"? Ho sentito un roboante VAFFAN...proveniente da quei luoghi.
Io credo che a Hong Kong, Pechino, Shangai, si siano già accorti che l'inquinamento atmosferico e delle risorse primarie costa quasi quanto i ricavi derivanti dal boom industriale ormai avviato verso il riflusso.
Malattie,tensioni sociali,migrazioni interne di massa,spoliazioni delle fonti energetiche e di materie prime scarse...
Noi che sappiamo come si ruba ciò che è di tutti prepariamci a vivere "tamquam petroleum non esset" e fra 10 anni,20 al massimo ci troveremo nell'era dell' idrogeno mentre gli altri saranno ancora nell'era del combustibile fossile.
Se non lo facciamo per etica,proviamo a farlo per convenienza...magari ci azzecchiamo e salviamo la Terra che c'era e bella anche prima di noi e che mi sa starebbe benissimo anche senza di noi

http://www.youtube.com/watch?v=4UZ5QnXhngQ




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1 dicembre 2009

Patto GNOCCHENTROPP

Sono molte le cose che accomunano  Berlusconi e Lukaschenko:
un grande consenso popolare, l'harem di femmine di cui non sanno fare a meno per curare l'insonnia, la straordinaria situazione di essere capi di governo e al tempo stesso padroni diretti o occulti di grandi parti della struttura economico-industriale del paese, la scarsa propensione al confronto democratico sulle proprie iniziative ed idee.
Conosco abbastanza, per motivi personali, la Bielorussia e questo blitz piuttosto eterodosso di Berlusconi a Minsk potrebbe significare nuove stagioni di veleni.
Ho conosciuto vari imprenditori a Brest dove Berlusconi vuole aprire una sorta di Enclave italiana dell'industria: a me sono sembrati avventurieri spesso plurifalliti e forse anche ricercati in Italia che cercano fortuna corrompendo e trafficando ai limiti della legge e della decenza.
Ho appreso che ci sono stati scambi di informazioni del KGB relative ad Italiani deportati e non in URSS. Mi sa che la Commissione Mitrokin tornerà presto a lavorare magari come arma di ricatto politico.
Si legge infine di accordi Finmeccanica...c'è qualcuno che investirebbe qualche miliardo in un paese dove la "nazionalizzazione comunistica" è all'ordine del giorno quasi quanto la sparizione fisica degli oppositori al Regime?
Detto questo, dai libri di storia si apprende che Mussolini, qando si sentì isolato dalla comunità internazionale, cercò alleanze con chi mai avrebbe dovuto cercare e anche che Stalin,ad un passo dalla guerra, cercò una alleanza con il peggiore dei nemici allo scopo di alleggerirne la pressione ricavadone diretti e molto discutibili vantaggi temporanei.
Che c'entra? Nulla,è ovvio...VIVA LA DEMOCRAZIA DIRETTA! (diretta dove è meglio non chiederlo però...)




permalink | inviato da lachiesadellestorie il 1/12/2009 alle 10:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


21 novembre 2009

la poetica dell'enfasi sottovoce

In assenza di argomenti interessanti fruibili dalla quotidianità,parlo ancora di poesia che, sono solidale con Oscar Wilde, è il superfluo di cui non si può (specialmente oggi) fare a meno.

resta,scavata nell'aria,
la morbida immagine di te:
ed è un vuoto che palpita,
come turgido silenzio
dopo la perduta voce.
Voce così bassa e calma
piena di brume e di colore
avvolta di sonno e di fumo.
Vorrei sentirti ora
e vorrei sentirmi ancora
come allora

Lo so che ricompare almeno per la terza volta in questo blog, però è stata questa l'idea poetica che mi è sembrato giusto e naturale assecondare da un certo momento in poi.
Purtroppo c'è un limite nella molla (il sentimento) che spinge alla scrittura: c'è chi poeticamente parlando,ha un "angelo" ovvero "un demone" che dall'interno prorompe e induce a comporre versi,magari scompostamente, come fossero orme della loro fulgida ovvero cupa immateriale peregrinazione, altri invece che scrivono solo quando si sentono colmi di un fluido poetico tanto raro quanto incontenibile.

Non mi trovo in accordo con il minimalismo (stile Raymond Carver) però percepisco l'efficacia di un esprimersi "sottovoce".
In effetti,nel gran chiasso di questa società, è paradossalmente più comprensibile chi bisbiglia.
Non mi trovo parimenti in accordo con il nichilismo destrutturante del verso operato da molti compositori "moderni" o "modernisti".
La parola è una esclusiva espressione umana e il suo "compost" linguistico consiste nella storia della lingua e del vissuto individuale e della società in cui si vive. Forse se ne può far nascere un fiore o un cavolo,ma esso avrà comunque una forma organica definità perchè la natura ( e la poesia) nascono seguendo le leggi "a priori" del DNA ovvero non nascono affatto.
Infine, è bene non darsi troppe arie, perchè tanto l'arte è morta (?) e dei poeti non frega niente a nessuno.
http://www.youtube.com/watch?v=0YJSG1C3sF8




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